venerdì 26 giugno 2009

Spettacolo di danza del ventre al "Teatro Concordia " di San Marino

Nella foto sopra le odalische dopo lo spettacolo,nei camerini....

Il 13 giugno 2009 si è tenuto lo spettacolo di danza del ventre tenuto dalle allieve della scuola " Magie d'Oriente " capitanata dall'insegnante [Elmas]

Le foto che seguono sono tratte dalle prove palco che sono state fatte nel pomeriggio a seguire le foto dello spettacolo vero e proprio.Lo spettacolo è stato emozionante e coivolgente, specialmente per il pubblico che ha accompagnato noi danzatrici battendo le mani scandendo il tempo musicale mentre ciascuna di noi dava il meglio di se, come a volerci incitare a danzare all'infinito !!!!.
La coreografia è stata lungamente provata, da tutte noi, con impegno e dedizione. Siamo state soddisfatte nel vedere come il successo riscontrato sia stato così eclatante.

La scenicità dei costumi ed i loro colori , hanno sedotto la platea, insieme al tintinnìo delle monetine cucite su di essi, sono stati la " ciliegina sulla torta " per una coreografia invitante ed avvolgente , a tratti divertente ma anche " molto " sensuale.





E' stato motivo di rafforzamento per il nostro gruppo, dandoci la possibilità di condividere si una grande esperienza ma anche un modo per unirci nella coordinazione ed intesa....Ognuna di noi si è legata all'altra perchè ognuna di noi dipendeva dall'altra.
Ora ci aspettano altri due eventi : la NOTTE ROSA ( il 4 Luglio ) e L'Arco in Danza ( il 23 Luglio).

sabato 11 aprile 2009

"Jacqueline"

JACQUELINE (Tecnica mista,olio su tela)

Quadro realizzato con sabbia, lavorato a spatola e a pennello. I colori complementari si abbracciano. Il lucido ( ottenuto con il colore ad olio steso a pennello) e l'opaco ( ottenuto con la sabbia stesa con la spatola) rendono un contrasto piacevole ma netto. La figura è sospesa nel vuoto ma è comunque ben definita nello spazio. Lo sguardo è fuori dall'opera dando risalto all'opera stessa affinchè l'osservatore non si distragga nel guardarle gli occhi, così da scoprire il quadro in tutta la sua interezza.

sabato 28 febbraio 2009

"Guardami attentamente" olio su tela

"Guardami attentamente" olio su tela di KITASCIMA

In questa tela ho voluto far predominare il colore giallo, perchè a mio avviso è un colore che infonde serenità stimolando ,allo stesso tempo, i ricettori visivi in modo del tutto singolare. Con il giallo ho voluto confondere l'osservatore distratto che, soffermandosi sulla tinta, non è messo nella condizione di percepire , all'istante, il messaggio intimo , personale,nascosto....Solo chi ha un forte interesse di scoprire cosa c'è dietro, può percepire, spogliare, invadere . E' il colore stesso che modella il corpo, esso da forma e rotondità tramite delle linee più morbide che poi si fanno quasi geometriche; delineando zone ben distinte. La contrapposizione della sinuosità del corpo con la " spigolosità" dei settori di colore preannunciano percorsi interiori difficili e tortuosi vissuti con forza e coraggio. Il contrasto tra i colori caldi e quelli freddi danno ancor di più risalto a questo cammino difficile, con rare oasi, dove potersi ristorare.
Ogni macchia di colore parla di momenti di gioia, accarezzati da momenti bagnati da lacrime amare.
Solo quando si riesce ad entrare all'interno del dipinto si possono vedere materializzate il susseguirsi degli eventi che hanno fatto crescere,ma anche : morire un poco...
La posa è però "aperta",non nasconde nulla di se, perchè non vi è timore del proprio io, della propria nudità interiore, delle proprie debolezze. Vi è solo la voglia di non rivelarle a tutti incondizionatamente ... Ecco un'altro contrasto : il giallo che cerca di distrarre l'osservatore e la posa, spavaldamente invitante, che racconta di coraggio e consapevolezza senza timidezza.

Non è scappando da noi stessi che si diventa migliori. Nascondere se stessi, a se stessi e agli altri, non risolve nulla.....ci si rende ancora più deboli...Quando si è deboli allora si è forti. Perchè è all'ora che si lotta , per sopravvivere, per riemergere, per superare, per crescere.


" Dalie Giganti " olio su tela

lunedì 23 febbraio 2009

Spettacolo di danza del ventre di Samrha (Sara) e Devra ( io) al " Terrasamba" di Miramare di Rimini 9/02/2009

Qui, sono insieme alla mia amica Samrha ( Sara), compagna di ballo per questa serata al Terrasamba...Si parla,si ride e si discute delle ultime cose prima dell'esibizione. In questo locale brasiliano si mangiano cibi tipici mentre si ammirano ballerine brasiliane che si " agitano " con la samba.


Prima dello spettacolo ci si prepara con il trucco e brillantini.....


Lo spettacolo consisteva in una sequenza di passi di Raks Sharki in italiano Danza del ventre o Danza Orientale. E' un'arte antica, le cui origini risalgono ai culti religiosi della "Madre Terra", praticati nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia.
Si narra che essa venisse usata per propiziare la fertilità e celebrare il parto e che fosse un elemento essenziale nelle festività agricole per chiedere agli dei buoni esiti nel raccolto.
Nei secoli è stata tramandata e reinventata, diventando patrimonio etnico delle popolazioni del Medio-Oriente : viene ballata in Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria, Siria..., fino in Turchia e addirittura in parte della Grecia. L'occidente la scoprì nell'Ottocento, grazie ai viaggiatori francesi orientalisti, che ne fecero il simbolo di una sensualità orientale da sogno.
Con l'avvento del cinema essa fu trasformata in una forma di spettacolo. La Danza del Ventre era stata da sempre vissuta come un momento di confronto e di aggregazione intimo. Solo in un secondo momento è diventata anche una forma di esibizione e di intrattenimento.

La sequenza di foto che segue ritrae lo stage a cui ho partecipato il 10 febbraio 2009,presso l'accademia di danza AULOS di Rimini. Per l'occasione è intervenuta la docente e ballerina Glaucia Castelluber, in arte Maya Gaorry di origine italo brasiliana. Maya la si vede a destra che incita tutte noi a tenere simpaticamente gli addominali contratti!!!

LE VARIE FORME ESPRESSIVE DELLA DANZA ORIENTALE

Il ritmo della musica cattura il corpo della danzatrice trasformandolo in un vero e proprio strumento musicale. Ogni movimento diventa una trascrizione corporea del suono.
La danzatrice oltre a ballare a corpo libero può anche variare la sua espressività con alcuni strumenti : il velo, che di solito accompagna l'ingresso in scena; il bastone,ampiamente utilizzato nel folklore egiziano; i cimbali egiziani , nacchere di bronzo dal suono scintillante; lasciabola; il candelabro; le ali di iside.




Sopra mentre si stava studiando una coreografia...e sotto una foto che ci ritrae con gli amatissimi veli....


L'allegria ha imperato in questo stage, fisicamente duro da sopportare, ma lieto e piacevole da vivere...



Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

sei la mia carne che brucia


come la nuda carne delle notti d'estate

sei la mia patria


tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi


tu,alta e vittoriosa


sei la mia nostalgia

di saperti inaccessibile


nel momento stesso


in cui ti afferro.


NAZIM HIKMET

mercoledì 19 novembre 2008

Mostra personale di KITASCIMA nella sala degli Archi 2 in Rimini.












Come già annunciato molte settimane fa, dal 12 al 18 novembre 2008 si è svolta la mostra personale di Kitascima, nella città dove opera e risiede ,a Rimini. Come tema è stato portato : La donna attraverso i suoi confini interiori. La sala è stata allestita con 19 tele, alcune già viste nella mostra personale nell'Abbazia di Montetiffi (FC), ed altre inedite.

Mentre le note delle ballate di Chopin n° 1, 2, 3, 4 e la sonata n°3 riempivano la sala , i visitatori si sono immersi nell'atmosfera eccitante dell'arte contemporanea. Mentre la rilassante musica echeggiava soavemente, la poesia fresca ed avvolgente di

Marcantoni Massimo (conosciuto anche come " ilpoeta ") donava, con i suoi versi, (appositamente scritti per ogni tela esposta) una prospettiva sconfinata delle opere. Prospettive paradisiache atte ad illuminare la mente degli osservatori, giunti all'evento. Come locanda d'ingresso : un cartellone, scritto a mano con un grosso pennarello, come chi annuncia e/o protesta; ricordando le occupazioni della scuola da parte dei movimenti studenteschi per attirare l'attenzione verso tematiche importanti. Così, Kitascima , ha voluto dare visibilità al suo lavoro ed alla sua voglia di esternare sentimenti ed emozioni. Talvolta sono anche tristi ed accomunano un pò tutti, nella medesima maniera . Sono emozioni rappresentate, esorcizzate dall'esplosione di colori accesi ma mai casuali e mal collocati. Essi hanno contraddistinto, ancora una volta, l'arte di Kitascima. Molti i visitatori nelle giornate trascorse. Solo nella giornata di domenica 16 novembre si sono potute contare circa 180 presenze e visto che, di solito, una mostra collettiva ne conta al massimo 50, direi che è stata una vera soddisfazione. Tanti gli artisti locali e dei comuni limitrofi intervenuti, per citarne alcuni (nella foto sotto) : Giorgio Grossi
Vincent Calabritto
parlerò di Vincent tra poche settimane......
Susana Guevara
Kitascima studia anche quando lavora........

Molti i commenti lasciati sul libro delle firme. Eviterò di fare nomi, per ovvi motivi, ma vorrei citarne alcuni:

Una pittrice fuori dal comune ma pur sempre espressiva ed interessante.

Poteva fare questi quadri solo una DONNA, complimenti.

Complimenti all'artista per la sua ricerca e conoscenza del corpo. Le tue tele riescono ad essere morbide come morbido è il corpo di una donna.

Complimenti, l'importante è vedere un raggio di luce in questo momento oscuro.

Una mostra dal tema profondo, capace di farmi guardare dentro. In alcuni mi sono ritrovata, in altri mi ci sono immedesimata. Belle anche le poesie.

Complimenti! Emozioni tristi? Si! appartengono un po a tutti. A volte credo che solo io li ho...



lista opere




































venerdì 31 ottobre 2008

VOLTI quadro ad olio di Kitascima

"VOLTI" tecnica mista su tela di KITASCIMA -2008





Come sempre,dopo aver trasferito il disegno base sulla tela, inizio a stendere il primo colore: il fucsia acrilico miscelato con la sabbia. Stendo il colore con la spatola in modo irregolare e molto libero perchè il risultato finale deve essere quello del contrasto tra il ruvido e l'opaco dell'acrilico e la lucentezza e fluidità del colore ad olio.
Ormai il colore è tutto steso, anche sulla profondità laterale della tela, come a "vestirla" in modo molto accurato.Stendo il nero acrilico con il pennello, colorando lo spazio che darà profondità al dipinto, giocando sempre con l'opacità del colore stesso che andrà a contrastare il lucido del colore ad olio.
Ora stendo con la spatola il colore ad olio , scelgo il blu ceruleo per le parti in ombra. Il rosso cadmio arancio per le parti in mezza ombra ed il giallo cadmio arancio per le parti in luce.Il più delle volte ,quando attuo questa tecnica pittorica ,[prendere il colore "puro" dal tubetto] mi rifaccio ai famosissimi Fauves ("Bestie feroci" è l'espressione francese che fu adottata - inizialmente in senso dispregiativo - per un gruppo d'artisti che tenne la propria collettiva al Salon d'Automne di Parigi nell'anno .1905. Il primo ad utilizzare il termine fauves fu un critico d’arte, precisamente Vauxcelles, che definì la sala in cui esponevano questi artisti come una "cage aux fauves" cioè una "gabbia delle belve", per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure; secondo De Micheli , il termine verrebbe da un'esclamazione di Vauxcelles sull'esposizione: "è Donatello in mezzo alle fiere!", effettivamente sembra ci fosse una scultura di stile neoclassico in mezzo al salone dove si teneva l'esposizione. Successivamente questo termine comprese quei pittori legati tra loro da una comune percezione dell’arte e da profonda amicizia. Il gruppo dei fauves, che fu attivo solo fino al 1908, comprende molti pittori dei quali il più famoso è Matisse. Altri pittori da ricordare sono Derain, Vlaminck, Alexis Mérodack-Jeanneau e Marquet: culturalmente vicini all'espressionismo, questi artisti si differenziano dal gruppo tedesco per il fatto che hanno una minore angoscia esistenziale e un maggiore interesse per il colore.)

La loro arte si basava sulla semplificazione delle forme, sull’abolizione della prospettiva e del chiaroscuro, sull’uso incisivo del colore puro, spesso spremuto direttamente dal tubetto sulla tela. L'importante non era più, come nell'arte accademica, il significato dell'opera, ma la forma, il colore, l'immediatezza.

Partendo da suggestioni e stimoli diversi, ricercavano un nuovo modo espressivo fondato sull’autonomia del quadro: il rapporto con la realtà visibile non era più naturalistico, in quanto la natura era intesa come repertorio di segni al quale attingere per una loro libera trascrizione.

Ovvia è la scelta di determinati colori, rispetto ad altri , per dare movimento e stimolo visivo. Giocare con i colori complementari non è solo personalmente divertente ma è anche "redditizio" in termini di risultato finale . Per la bocca ho dovuto miscelare il blu cyan con il giallo primario per ottenere una gradazione di verde che difficilmente la si trova già pronta in commercio.
Ora mi dedico all'altro volto, cercando di accostare bene i colori tra loro, per dare un effetto finale molto deciso ma non sfacciato. Stendendo ,con la stessa modalità di prima, ma con colori differenti: il giallo cadmio medio per le parti in luce, il violetto brillante per le parti in ombra e una mistura di giallo primario, giallo cadmio scuro e bianco di zinco per ottenere le mezze ombre.Con il turchese definisco la bocca semi aperta e la palpebra dell'occhio.Per l'interno della bocca e per l'iride ho utilizzato il blu oltremare,così anche per l'interno delle narici. Le piccole parti bianche sono state colorate con il bianco di zinco. (Sotto, la tela terminata).

lunedì 6 ottobre 2008

L'ASTRAZIONE di PIET MONDRIAN

Fra le avanguardie storiche del primo Novecento vi è la nascita , come novità assoluta : l'arte astratta (1910) . Si sono cercati alcuni possibili precedenti per l'arte non figurativa, ricorrendo al paragone con l'anacronismo dell'arte islamica e giudaica ( in cui non vengono mai raffigurate persone o adirittura, nelle località di stretta ortodossia, non possono essere riprodotti essere viventi), con la calligrafia orientale, con qualche isolato momento della storia dell'arte: in modo particolare, si è ancora una volta insistito sul ruolo che hanno avuto sulla cultura figurativa europea le statue e gli idoli africani, semplificati nei contorni, carichi di energia espressiva. Questi interessanti paragoni non giustificano però le ragioni di una svolta tanto radicale. Forse andrebbe considerata la circostanza che alcuni dei padri fondatori dell'astrattismo ( come Kandinskij e Malevic) siano russi: appartengano cioè all'arte bizantina, in cui le figure divine e le scene sacre si dispongono in un tracciato di una norma iconografica immutabile nel tempo , intellettuale, aristocratica, sostanzialmente staccata dalla realtà. Il percorso dell'astrattismo nel nostro secolo conosce non pochi ostacoli. Dopo le inevitabili perplessità, iniziali, la pittura non figurativa conosce un dilagante successo. Osteggiata dai regimi di destra e di sinistra per il suo " individualismo e per la mancanza di un'immediata riconoscibilità del messaggio", l'arte astratta dilaga dopo la seconda guerra mondiale, ben oltre ai confini dell'informale, al punto da diventare l'unica "arte moderna", relegando ogni dipinto in cui gli oggetti fossero riconoscibili nel passato o, tutt'al più, nell'esercitazione formale. Solo in anni recentissimi si è assistito ad un riequilibrio tra figurazione ed astrattismo, due filoni che possono e forse devono coesistere in una reciprocità di soluzioni visive. Il russo Kazimir Malevic è uno dei primi artisti ad accompagnare la scelta dell'arte astratta con scritti teorici. Partito con il cubismo compatto e solido di Lèger, Malevic cerca insieme al connazionale Larionov un'immagine rigorosa e nitida. La trova superando la " supremazia della sensibilità " che gli oggetti ispirano. Il movimento di cui Malevic è il fondatore prende appunto il nome di " suprematismo". L'olandese Piet Mondrian , per ragioni e per vie diverse rispetto a quelle di Malevic, vuole liberarsi dalle catene della figurazione. Alcuni dipinti giovanili , come le dune di sabbia sulle monotone e deserte spiagge olandesi sono ridotte a semplici linee di colore, sono un netto preannuncio di quanto avverrà negli anni della grande guerra. Nella solitudine forzata Mondrian " vede " il paesaggio ridursi in un reticolo di segni, stesi su di un'unica superficie. Questa struttura lineare e purissima si distende sui chiari campi delle tele : un tracciato di linee rette divide in campi geometrici il dipinto. Alcuni spazi sono colorati di rosso, giallo o blu, i colori primari, l'origine di tutte le altre tinte. Mondrian " costruisce" il dipinto come un piano architettonico: insieme a van Doesburg fonda il movimento de stijl, lo stile, proseguendo poi da solo la propria ricerca artistica.
( Le dune - Piet Mondrian 1909)Piet Mondrian Amersfoort, 1872 - New York,1944
L'arte giovanile di Mondrian è legata sopratutto all'ambiente di Amsterdam, comprende nature morte, paesaggi e studi accademici di carattere tardottocentesco: per vivere si accontenta di eseguire copie di antichi dipinti del Rujksmuseum e illustrazioni per libri e trattati. Intorno al 1901, violentemente scosso dallo spettacolo delle corride cui aveva assistito durante un viaggio in Spagna, ha una sorta di crisi mistica che lo porta ad isolarsi, a cercare nella campagna un ordine supremo, una regola pura e sintetica. Progressivamente i suoi paesaggi si spogliano del naturalismo ottocentesco. Tornato a Parigi studia appassionatamente la scomposizione cubista, nell'essenzialià della linea retta. Nascono le prime tele intitolate semplicemente " Composizione".


Nel 1914 torna in Olanda, e lo scoppio della prima guerra mondiale gli rende impossibile il ritorno a Parigi. Forzatamente isolato esce dall'orbita del cubismo: i dipinti in questi anni si limitano a una sequenza di segni matematici (+ e -) stesi sulla tela, senza alcuna profondità.
Questo dipinto è una visione descritta dal pittore come un'illuminazione creativa ricevuta guardando il mare, che gli parve all'improvviso sintetizzato in una sequenza di segni matematici. Questi segni, disposti sulla tela di uniforme candore, descrivono un misterioso tracciato, limitato ormai alla sola superficie bidimensionale del quadro.Piet Mondrian - Molo e oceano 1915- olio su tela ( composizione n° 10)



Sola alla fine della sua carriera apporta un cambimento sostanziale nella pittura. Stimolato dalla vitalità di New York, dove si era riparato durante la seconda guerra mondiale, il pittore olandese sostituisce le linee nere con un susseguirsi di quadrattini colorati. I dipinti assumono così un ritmo incalzante, veloce e gioioso. ( sotto : Broadway boogie-woogie,1942-1943 olio su tela)